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11 apr 2015

Ransie, vita da streghetta - Tutto come previsto


Mia madre, da buona amante di proverbi e detti popolari, mi ripete spesso:

Mogli e buoi dei paesi tuoi

Questo è il mantra che accompagna le mie giornate.
Eh già. Peccato che non stia cercando né mogli né buoi.
Tutto sommato a me sta bene così per ora, tanto non è che possa farci tanto.
Ho chiuso e sono convinta di aver preso la decisione giusta.
Anzi, è probabile che sia la prima decisione che prendo da sola.
Credevo che sarebbe stato peggio, ma alla fine mi sono tolta un peso che verrà bilanciato molto presto!
Insomma punto e accapo?
Sì, punto e accapo.

Ma intanto mi prendo questo periodo per togliere un paio di sassolini dalla scarpa.
Voi che mi leggete e che fate finta che questo spazio non ci sia, non temete. Non state diventando matti. Questo blog esiste perché io esisto senza che nessuno debba inventarsi altre esistenze sul mio conto e sulla mia persona. Vi sentite a disagio perché non potete fare a meno di concedermi un saluto per strada ma poi, non appena mi sono allontanata, so che molti di voi diffondono cattiverie gratuite.

Per la prima volta in vita mia non mi frega nulla di voi, mi viene solo da ridere perché degli idioti e degli ignoranti non so che farmene. Mi prendo solo il mio sole e il mio mare che per troppo tempo avevo lasciato soltanto a voi. Per il resto rido. Sì, rido perché non capirete mai la mia scelta e perché se avessi seguito la vostra "saggezza", oggi, Dio solo sa, in quale casino mi sarei cacciata.

Tranquilli, non mi sopporterete a lungo. Ve lo prometto!

8 ott 2014

Ransie, vita da streghetta - Così, come mi sento


The Cure - To Wish Impossible Things


Desiderare cose impossibili

Ricorda come eravamo
Quando il sole riempiva il cielo
Ricorda come ci sentivamo
Quei giorni non sarebbero mai finiti
Quei giorni non sarebbero mai finiti

Ricorda come eravamo
Quando le stelle riempivano il cielo
Ricorda come sognavamo
Quelle notti non sarebbero mai finite
Quelle notti non sarebbero mai finite

Era la dolcezza della tua pelle
Era la speranza di tutto ciò che avremmo potuto essere
Che mi riempiva con la speranza di desiderare
Cose impossibili
Desiderare cose impossibili

Ma adesso il sole freddo splende
E tutto il cielo è grigio
Le stelle offuscate da nubi e lacrime
E tutto ciò che desidero
è andato via
Tutto ciò che desidero
è andato via
Tutto ciò che desidero
è andato via


Commento 1: Prince Johnny
Spero di non aver peggiorato la situazione…
Risposta 1: Ransie
No, perché? Anzi, vorrei ringraziarti per avermela fatta ascoltare l'altro giorno. Dopo la nostra conversazione l'ho riascoltata più e più volte, ho lasciato che mi parlasse, che mi entrasse dentro. Ne ho tradotto il testo per potere esternare meglio le mie inquietudini. Questa canzone è forse la cosa che mi descrive meglio in questo momento. Ricordi il discorso sul mare nel post precedente? Probabilmente l'oceano mi stava sussurrando queste le stesse parole. Queste note e questi versi hanno tirato fuori dal marasma dei miei dubbi alcune cose importanti, quella che ora ai miei occhi riconosco come LA VERITA'. Sì, io desidero cose impossibili. Vorrei poter restare qui e sentire che il mio ragazzo possa capirmi, vorrei tornare a casa e riprendermi il mio piccolo mare, i miei amici e tutte quelle sciocchezze che non importano a nessuno, eccetto me. Questo lavoro non mi piace, non lo sento mio e non lo voglio fare solo perché in paese qualcuno possa parlare di me con invidia e dire che sono fortunata. Fortunata per cosa? Solo perché sono qui a New York? Questa città è gigantesca, enorme. Eppure mi sta stretta.
Risposta 2: Prince Johnny
Non so se essere felice o triste per te, ma che la consapevolezza sia importante in ogni caso. Se non altro è possibile avere una visione più nitida della propria realtà. Che cosa farai adesso?
Risposta 3: Ransie
Non lo so ancora, ma qualche cosa di sicuro sta per accadere nella mia vita…
Risposta 4: Prince Johnny
Qualunque cosa sia, spero che ti vada bene!
Risposta 5: Ransie
Io speriamo che me la cavo

Commento 2: Dolly
E' triste…
Risposta 1: Ransie
Sì, ma tutta questa tristezza mi da' un po' di speranza…
Risposta 2: Dolly
Come può la tristezza dare speranza?
Risposta 3: Ransie
Non lo so. Se dentro di te riesci a immaginare di non essere eterna e che la vita è fatta di scelte, forse come me sentirai di dover scegliere qualcosa che ti porti verso la vita stessa. Allora la tristezza diventa solo un attimo insignificante e necessario per poter ripartire.
Risposta 4: Dolly
Non ti capisco…
Risposta 5: Ransie
Non credo di avere parole migliori di queste

Commento 3: SemplicementeIo
Questa canzone non la conoscevo, ma se queste sono le tue deduzioni e se le consideri vere, sarà il caso di lasciarsi ispirare. 

Commento 4: Kimika
Che belli i Cure! Li ascolto spesso mentre vado a scuola e anche per me sono importanti. Questa tristezza mi aiuta a pensare, non sopporto l'allegria stupida e fine a se stessa. Sono certo che la musica verrà in tuo soccorso. Vedrai che riuscirai a risolvere i tuoi problemi prima o poi. Ho fiducia in te.
Risposta 1: Ransie
Grazie! Sei un tesoro :*

29 set 2014

Ransie, vita da streghetta - Upper Harbor Bay


Il mare 
Il mare mi manca molto 
Qui c'è l'oceano…
e non è la stessa cosa

Quando mi ritrovo nei pressi dell'Upper Harbor Bay di New York, lascio che la brezza marina mi catturi. Non importa se il vento mi scompiglia i capelli. Il mare per me è sempre stato un richiamo irresistibile. Sono quei momenti nei quali mi fermo da qualche parte e scruto l'orizzonte in cerca d'altro, al di là dell'oceano. Mi perdo in una dimensione parallela come ipnotizzata. Potrei star lì a fissare ore e ore un non so bene cosa senza mai distogliere lo sguardo. Tutta la mia vita potrebbe dissolversi sulla superficie smerigliata dalle onde. Tutto cambia, ma resta sempre uguale.

Il vuoto è l'espressione di un'insoddisfazione che non mi ha mai abbandonata. Non mi riesce proprio di intravedere un prospettiva decente per la mia vita, nemmeno in una città come questa e ancora meno alla presenza del mio ragazzo. Anzi a dire il vero la sua estrema sicurezza mi urta, la scelta di vivere all'estero mi pungola i nervi di continuo. L'ho seguito perché non avevo niente di meglio da fare, non avevo un lavoro fisso, mi arrangiavo come potevo, ma non sono la classica persona che ama pavoneggiarsi fingendo di vivere una vita incredibile solo perché mi ritrovo qui, a New York City. Ma come potevo deluderlo? Lui sembra avere il vento in poppa: un buon lavoro, la possibilità di essere uno che conta coltivando le proprie ambizioni. Bazzeccole, diciamo! Tutte cose che in Italia si sogna. Io, invece, no. Continuo ad arrangiarmi un po' qua e un po' là, non ho molti amici ed esco di rado. Quando vivevo in Italia mi lagnavo spesso della situazione generale. A casa dicevo sempre che non c'era nulla, eccetto il mare. Solo ora mi rendo conto di quanto mi manchi quell'intimità che ritrovavo nelle piccole cose, nella semplicità delle persone. Lì, dove sono nata e cresciuta, anche il mare è piccolo, ma non per questo disprezzabile, anzi sono tanti i turisti che d'estate vengono da noi in vacanza.
New York è bella, dinamica, sempre in movimento. Non si ferma mai. Sembra tutto perfetto, tutto studiato a regola d'arte per chi ha fame di vita. Purtroppo non è quello che vorrei per me. Sarà la mancanza di intimità che manca, tutto sembra essere soffocato da un baccano infernale. Il mare sotto casa mi è amico, mi rassicura e custodisce i miei ricordi lontani. L'oceano mi smarrisce, mi fa sentire un punto sperduto da qualche parte nell'universo, piccola piccola, stranita. Non c'è quiete, è solo frenesia della quella che si respira, come uno swing che non ti lascia mai o un uomo che ti parla con entusiasmo megalomane con tutti quei cool, yeah, fancy. 

Una cosa semplice e naturale come fare il bagno diventa un'esperienza necessariamente eccitante. La sabbia scura è costellata ovunque da conchiglie, come ornamenti portati in dote dalle onde, troppe per i miei gusti; nell'acqua gelata, tutt'altro che cristallina vi si immergono uomini e donne di qualunque specie, dalle seminude ragazzotte americane fino alle donne musulmane avvolte da lunghi veli neri. Su quelle spiagge ci ritrovi tutto il mondo e la sensazione iniziale è magnifica. E bello sentirsi abbracciati dal mondo. Poi però l'entusiasmo svanisce e resta la nostalgia: così si ricomincia a desiderare l'aria di casa e tutte le sue piccole cose.
Ricordo certe notti d'estate, quando per vincere la noia si andava sulla spiaggia libera. Bastavano gli amici, qualche birra in lattina e tutta l'estate passava scandita dalle nostre risate, tra una nuotata al chiaro di luna e quattro accordi strimpellati su una chitarra. A volte ci andavo anche da sola, nei momenti di riflessione, quando avevo un bisogno urgente di stare con me stessa: privatami di qualunque indumento, mi immergevo nell'acqua sentendomi amata, libera e protetta dalla natura tutta intorno. Qui, questa dimensione intima, è del tutto assente. Il massimo che posso permettermi è cambiarmi d'abito, fare una doccia o l'amore. 
Qualcuno vede nell'America il Paese della libertà, dell'opportunità e dell'apertura. Io no. Qui è tutto talmente grande che ci si può solo perdere ogni giorno di più. Nulla riesce a rendersi familiare ai miei occhi. Ho provato a spiegarlo al mio ragazzo, ma è tutto inutile, non gli riesce proprio di comprendere il mio travaglio interiore. E' tutto semplice per lui, basta che ci sia un lavoro con la promessa di un avvenire, e questo è quanto, come se tutti quei soldi possano rendermi felice. Lo so, non si vive di sogni e lui fa bene a ricordarmi quanto sia importante per noi questa chance, ma non riesco ad abituarmi a questa dimensione della vita e sento che qualcosa sfugge dalle mani giorno dopo giorno.

It's impossible to talk about swimming in New York's waters without talking about poop

Illustrazione: Rita Preziosi