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11 set 2016

Lev - Appunti di viaggio




Cosa sarà passato nella testa di Lev Rudnev quando Stalin in persona gli commissionò il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia? Erano gli anni Cinquanta, la Guerra Fredda era appena scoppiata, il mondo se la sarebbe fatta addosso sullo scenario di una sfrenata competizione tra USA e URSS. Sullo sfondo la più terribile minaccia del genere umano: una guerra nucleare.
Territorio della contesa, ancora una volta, l'Europa. Il vecchio continente, le sue macerie, la ricostruzione, gli intrecci di civiltà in una sorta di colonialismo avanzato, modernista, un flusso intricato di contraddizioni cumulate in decenni di contrapposizione tra blocchi. Nel bene e nel male, Varsavia porta il segno di tutto, una città di cicatrici a cielo aperto dove la sofferenza è ancora palpabile anche dopo più di un decennio di crollo del muro.
Il muro non c'era ai tempi di Lev Rudnev, ma i blocchi erano già stati configurati e installati. Dell'immagine aspirante alla prosperità e ai tempi nuovi che si preannunciavano per il gigante sovietico l'architetto russo era uno dei massimi esponenti estetici, uno dei massimi alfieri della cultura insomma. Il Palazzo era il generoso dono dell'Unione Sovietica all'amica Polonia, un centro culturale e di studio che avrebbe portato progresso e prestigio all'intero paese.

Il Pałac Kultury i Nauk è in tutte le sue contraddizioni il simbolo della città, ma non c’è dubbio che il regime sovietico abbia provocato in termini economici e sociali degli scompensi, e che la sua politica totalitarista abbia strozzato molte tendenze libertarie. Ecco perché è più che comprensibile un sentimento di quasi odio nei confronti di ciò che per anni ha segnato un grosso limite per la cultura e la creatività da parte di molti polacchi. Sebbene questa sia un capitolo ormai chiuso, i rancori restano ancor lì così come il desiderio di cancellare questo triste avvenimento nella storia polacca. Un sentimento comprensibile, eppure non giustificabile.

Ancora oggi si dibatte se tenere questo monumentale complesso in piedi oppure no. Voi radereste al suolo di l'EUR a Roma solo perché è stato voluto da Benito Mussolini?
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16 apr 2016

Commenti: Ode a Varsavia



Commento 1: Ransie
Ti ha proprio conquistato eh?
Risposta 1: Prince Johnny
Ma no! Non devi sempre fraintendermi :D
Risposta 2: Ransie
è che è così facile cadere nei tuoi tranelli :)

Commento 2: pecoranera
Insomma, tutto sto silenzio per una poesia? Dai, dicci di più!
Risposta 1: Prince Johnny
Scusa zia, ma non ho molto tempo per scrivere... sono sempre molto impegnato ultimamente ecco perché sono latitante su questo blog.
Risposta 2: pecoranera
Eh immagino, però dacci tue notizie.
Risposta 3: Prince Johnny
Prima o poi vi racconterò qualcosa!

Commento 3: Kata
Per me non è possibile di capire bene, la poesia è troppo difficile... però sembra bella!
Risposta 1: Prince Johnny
Grazie Kata <3

Commento 4: Il Marchese
'a Gionni, io capisco 'a poesia e ce sei pure portato, ma noi volemo che ce parli de fregna! F R E G N A!
Risposta 1: Prince Johnny
Dai sono qui solo da pochi mesi, lasciami un po' di tempo hahahah
Risposta 2: Il Marchese
E movite!
Risposta 3: Prince Johnny
Signor Marchese, sempre delicato Lei :D
Risposta 4: Il Marchese 
Aò ancora qua stai?!!! >:(

Commento 5: Dolly
Che bella Prince, mi piace moltissimo!
Risposta 1: Prince Johnny
Grazieeee!

Commento 6: malamela
Ma non si capisce niente! Che significa "di pannelli in storie fumanti, stracciati, limpidi di malinconia"? :S
Risposta 1: Prince Johnny 
Sono delle impressioni che ho avuto. Camminando per strada c'erano dei pannelli che coprivano un cantiere e dietro si sollevava del fumo, un effetto dovuto a qualcosa di caldo che si dissolveva nell'aria e che mi ha ispirato.
Risposta 2: malamela
Una mega pipì in compagnia?
Risposta 3: Prince Johnny
Può darsi! :D
Risposta 4: malamela
E come faccio a sapere che tu hai visto questo dai versi? Non è meglio raccontarlo?
Risposta 5: Prince Johnny
Sì, ma la poesia lascia spazio all'immaginazione e ha il potere dell'evocazione!
Risposta 6: malamela
Mah, io sono per le cose lineari, che ti devo dire.
Risposta 7: Prince Johnny
Siamo in democrazia, puoi pensare quello che ti pare.

Commento 7: Sandokan
Io la trovo molto carina e ricca di impressioni che si stampano nella mente. Ognuno poi trovi il proprio modo per esprimersi.
Risposta 1: Prince Johnny
Naturalmente ;)

2 apr 2016

Ode a Varsavia


Varsavia strugge
in fertili centri commerciali
che puzzano di nuovo
tra gemme d'asfalto e rovine.
Strutture leggere, invisibili
sfavillano di luce che filtrante
miseria del passato in-forma
poesia, mistero e incanto
scolpiti in acciaio, vetro, mattoni
intessuti sul non esistente
che si incastona nella s-travolta umanità,
nella semplice, sconvolgente, intenzione
del ritorno alla vita tenue,
scandita su forme
di pannelli in storie fumanti,
stracciati, limpidi di malinconia,
pure come lacrime
stillate da un cielo immacolato.
Ode al Narodowe che Storia racconta,
al Lazienski che passi raccoglie!
Ode a Chopin e ai suoi natali
che preservano il cuore!
ancora di sangue pulsante
in eventi, rintocchi e glissandi
nel caleidoscopio di melodie
a colorire l'istante.
Ode alla neve che tutto ricopre
e dal settimo piano infonde stupore!
coi corvi sugli alberi a batter la fiacca
a dirsi più di quel che immagini.
Bianca e soffice coltre avvolge caviglie
in strati di calze dai mille colori,
volanti irriconoscibili volti
franano mascherati di sciarpe e cappelli.
Ode allo scivolone che ti fa scoppiare,
ridere forte come i bambini!
e il fiato nell'aria è presto dissolto
nel calore di un fioco locale.

Varsavia, di pure impressioni un focolare.


Prince Johnny

27 feb 2016

Klub Pierogi


Cari amici,
le esplorazioni di questi luoghi meravigliosi non finiranno mai di stupirmi! Quanto fascino tra queste strade, quanta voglia di libertà e amore. Non so spiegarlo bene, ma Varsavia mi dice questo in ogni via che mi capita di solcare, in qualunque angolo passi al setaccio si posa una sorpresa, delicata, come le prime nevi che accennano ad arrivare e lasciano presagire qualcosa di ben più intenso e terribilmente coinvolgente. Me lo sento nel cuore che qualcosa sta arrivando e spero di potervelo raccontare molto presto.

Il primo posto che ho visto di Varsavia è stato il centro, sempre con quel mattacchione di Luis, ormai mio prediletto compagno di avventure. Per le nostre escursioni prepariamo sempre i nostri di piani di battaglia all'università. Luis estrae l'enorme mappa come un pirata alla ricerca dell'isola del tesoro. -qualcuno lo ha già soprannominato Jack Sparrow - scruta con animo compiaciuto ogni dettaglio districandosi abilmente tra latitudini e longitudini, si consulta con il sottoscritto e convoca il consiglio degli studenti polacchi per poter tracciare la rotta giornaliera da seguire. Io raccolgo le informazioni storiche, vita, morte e miracoli dei personaggi importanti nei quali eventualmente ci imbatteremo e aneddoti sulla capitale polacca. Mi hanno raccontato che Varsavia è il frutto di una ricostruzione perché rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, una città dove il passato pre-novecentesco è stato spazzato via a grappoli di bombe. Quel che resta è veramente poco, architettura sovietica per lo più contornata da piccole cose che, fortunatamente, sono scampate al bombardamento a tappeto, come una campana di ferro, per esempio, incastonata come per errore al centro di una minuscola piazzetta, Kanonia, situata proprio dietro a una cattedrale. Jack Sparrow, integrate le coordinate spaziali con una guida turistica alla mano, mi ha rivelato che la sua realizzazione risale al XVIII secolo e che la campana non è mai stata appesa in nessuna chiesa! Si dice anche che porti sfortuna a chi ci gira intorno per tre volte. Chissà, magari al quarto giro la maledizione si annulla! Avrò tempo per verificarlo, attirerò una cavia, la rincoglionirò a dovere (leggasi spendere una follia in drink da offrire) per poi farla girare intorno al monumento, magari nuda, così, per fare più scena ed attirare centinaia di curiosi! :D 
Nella stessa piazza c'è anche la casa più stretta di tutta Varsavia. Le sue dimensioni sono dovute ad uno scopo umanitario: un tempo la tassa per l’immobile veniva pagata in base alla larghezza della facciata esterna, così il proprietario di allora, con un guizzo d'arguzia ed un ingegno che definirei quasi napoletano, ispirato dalla propria tirchiargine o forse facendo di necessità virtù, ha ben pensato di risparmiare soldi trovando un geniale escamotage! 
Sopravvive anche la statua della sirena, un altro simbolo della città che probabilmente avrà qualcosa in comune con quella olandese. La leggenda vuole che venne catturata e imprigionata da un ricco mercante che passava sulle rive della Vistola; liberata dal figlio di un pescatore, da allora protegge gli abitanti della città: ecco perché spada e scudo fanno da contraltare alla sua fatale bellezza.

Il centro è gremito di caffetterie, pasticcerie, bar, luoghi di perdizione. Qui strafogarsi di leccornie è un atto dovuto nei confronti del proprio corpo. Dopo tanto camminare bisogna recuperare, direbbe mia nonna! È naturale che in una città dove il freddo regna sovrano e incontrastato pulluli di luoghi come librerie-caffè e centri commerciali nei quali, istintivamente, ci si rifugia per trovare calore e naturalmente ristorarsi con dell'ottimo cibo! Tanto, tantissimo, dal salato al dolce ogni occasione è buona per consolare i propri languorini. Anche la sera è bella e si respira un'aria eccitante. Certe sere facciamo tappa in un locale di tendenza fra i ragazzi Erasmus, sempre molto economico, ritrovo prediletto degli allegri beoni: si sta insieme, si ascolta musica, si chiacchiera, si ride. E che ragazze spettacolari che si vedono in giro!

Di recente, sempre al centro, io e Jack ci siamo introdotti in un locale molto suggestivo, un ristorantino strettissimo, ma molto accogliente, caldo, avvolgente. Una sorta di bunker antibufera con la porticina e gli arredamenti interni in legno. Qui si servono certe prelibatezze in cambio di quattro spiccioli, come il pollo all'albicocca, il tacchinio con le prugne, una dolcissima insalata di carote e poi il non plus ultra, la vera star della cucina polacca: I PIEROGI! Ragazzi miei, non immaginate che bontà! Si tratta di una sorta di ravioloni giganti ripieni di funghi, ragù, broccoli, insomma pare che possano contenere di tutto in base ai gusti personali e, non vorrei esagerare, ma i pierogi sono entrati di diritto fra le cose più buone che abbia mai assaggiato! tant'è che ho trascinato nuovamente Luis in quel ristorantino pochi giorni più in là, in seguito alla nostra certificata dipendenza manifestatasi durante le ore di lezioni sotto forma di mantra:
PIEROGI-PIEROGI-PIEROGI
 E giù a mostrar la lingua come Homer Simpson che pensa alle sue adorate ciambelle! Assediato da tanto schiamazzo, un ragazzo belga, educatamente, ci ha chiesto:
— Who the fuck is PIEROGI?
Vagli a spiegare che io e Luis non ci siamo dati al cannibalismo! Così la terza volta ci abbiamo portato anche lui e insieme abbiamo fondato il KLUB PIEROGI che ormai si riunisce con cadenza settimanale.

Con questa scappo, che sono un uomo impegnato, io! Vi lascio una foto dei pierogi così, magari se vi prendo per la gola, qualcuno potrebbe decidersi a farmi visita! Vi aspetto!!!


Niccolò


20 feb 2016

Qui radio Varsavia



Cari amici,
scusate la latitanza e se riesco a darvi notizie di me soltanto adesso, ma come avrete immaginato ho avuto un mucchio di cose da fare, a partire dalle vicissitudini per cercare una casa, presa esattamente a una settimana dalla partenza, un giro assurdo i cui dettagli preferisco risparmiarvi onde evitare che questa missiva diventi chilometrica. Vi lascio soltanto il panico in allegato qui sotto! Ho inoltre speso un bel po' di tempo in prevedibili trafile burocratiche dovute alla registrazione e la firma di scartoffie varie, i cui particolari salto a piè pari appellandomi alla stessa ragione che mi ha indotto ad essere alquanto sbrigativo in riferimento al punto precedente - apri parentesi: per i più sbadati, le vicissitudini concernenti la ricerca di un'abitazione - chiusa parentesi.

Dunque veniamo a noi: Varsavia. Già mi immagino la faccia di alcuni di voi che ancora increduli non si capacitano di questa mia avventura. Sì, posso vedere le espressioni facciali di ognuno di voi lanciare i seguenti moniti:
machecazzocifailì?
masolotupotevifarestecose!
macomediavolotèvenutoinmente!?
E la lista potrebbe continuare all'infinito.
Che dire dunque per rendervi maggiormente partecipi del mio soggiorno polacco? Vi apparirà alquanto strano, forse ancora più lontano degli stereotipi ante Muro di Berlino di cui ci nutriamo, ma la prima cosa che ho sentito qui è il calore. Sì, amici, avete letto bene. Calore. La gente è bellissima quia Varsavia! Eddai, adesso non guardatemi con quelle facce e lasciatemi spiegare. Confesso, anch'io ho peccato (!) e ho spesso pensato che mi stessi catapultando in una realtà fredda e austera, invece mi sono dovuto ricredere. Sicuramente niente a che vedere con l'atmosfera scialla che si respira da noi, però devo dire che qui non si sta per niente male!

C'è un quartiere non lontano da casa mia, Praga (sì come la città ceca), un posto un po' trasandato a dire la verità, con vecchi edifici che sbucano a ogni angolo come funghi. Questa è una zona ricca di fascino, possiede un'aria potenzialmente bohemé e potrebbe trasformarsi in qualcosa di stupendo, che ne so, un quartire artistico con teatri d'avanguardia, cafè e sale concerto di musica alternativa! Io la vedo così almeno nel futuro, anche se adesso se ne parla come un luogo pericoloso di notte. Figurarsi che paura possiamo avere noi italiani con tutto quelle che vediamo ogni giorno in alcune delle nostre città. Tutti dicono che tra quei ruderi possa sbucare fuori chissà cosa da un momento all'altro, una mummia o solo Dio sa cosa. A me sembra che di notte sia solo un po' isolata, ma niente di che, al massimo ci si trova qualche vecchio ubriacone biascicante parole in polacco tra un sorso di vodka e l'altro.
Siamo a inizio novembre, ma già fa un freddo cane secondo gli italici standard. C'è un sole che non vi so spiegare, di quelli che si vedono solo qui ad est. Esploro Praga con un amico, un tizio spagnolo di nome Luis dall'aria simpatica e gioconda. Verso l'ora del tramonto tra quegli edifici che incorniciavano i marciapiedi, stanchissimi dopo una lunga passeggiata, quieti anche se un po' infreddoliti ci siamo messi ad aspettare il tram. Luis (complice una notte brava trascorsa a far baldoria con gli altri studenti Erasmus) si è addormentato su una panchina sgangherata. In quel momento è passata una signora: si è fermata credendo che quel sacco di patate di Luis si sentisse male. Gli si è avvicinata chiedendo dolcemente qualcosa in polacco, una frase del tipo: 
— Shziutsha sciusciu? 
Aveva ben compreso che eravamo stranieri, ma non parlava inglese. Luis, ha aperto gli occhi giusto lo spessore di uno spillo per ribadire, imbarazzatissimo:
— Sorry, wi dont spik polisc. Bat tinkiu! — in perfetto "Spanglish". Che ridere, gli spagnoli mi fanno morire. Ad ogni modo l'episodio mi ha fatto apprezzare la cordialità di quella donna, atteggiamenti che ho trovato anche in altre occasioni e che sembrano essere tipiche di questo popolo. Potrei riportare qui tanti altri episodi, ma vi racconto quello che per me è il più significativo e che per sempre porterò nel cuore. Faccio spesso la spesa al supermercato sotto casa perché una delle cose che mi manca dell'Italia è il pane. Qui però lo fanno fresco e quasi tutti i giorni all'ora giusta mi presento per poterlo comprare appena sfornato e ancora odoroso di forno. Un giorno ho trovato dei panini, vedendoli non ci ho pensato più del dovuto e ne ho messi 3-4 in un sacchetto chiudendolo accuratamente per trattenere il calore. Giunto alla cassa per pagare, la cassiera, anche lei una donna di mezza età, preso il sacchetto, ha cominciato ad esaminarlo. Improvvisamente è stata colta da un dolce e materno sorriso che le si è diluito sul volto dai tratti gentili e onesti. Ha rivolto verso me i suoi occhi azzurri intenso e con estrema compostezza ha cominciato a parlare il polacco che in quel preciso istante, per la prima volta, mi appariva la lingua più limpida che avessi mai udito.
— Se vuoi conservare il pane appena sfornato, lascia che la sua fragranza si liberi nell'aria — queste (giuro) erano le parole che pervenivano alle mie orecchie mentre con discreta decisione quella gentile signora apriva il sacchetto. In quel momento uno sbuffo d'umidità si è dissolto tra noi, come un sortilegio. 
— Ecco, così va meglio — precisava con un sorriso così ampio che sembrava venisse da un'altro mondo. Non avevo mai comprato del pane uscendo da un supermercato con una gioia simile nel cuore! Quella signora mi aveva rivelato l'essenza del calore che fuoriesce dai cibi: è come l'anima che non tollera alcuna prigionia in un luogo chiuso e per natura tende a riconciliarsi con il cielo. Ecco perché quando conserviamo qualcosa ancora caldo in un contenitore la sua anima un po' si perde, resta appiccicata alla pietanza come un residuo di cui non possiamo liberarci, pena omaggiare la pattumiera con conseguenti sensi di colpa. Salvo la parmigiana. Ma questa è una storia italiana! Sia che in Italia tutto è magicamente e follemente rovesciato!
La signora si chiama Agnieszka. Di solito non amo stringere rapporto con gli annoiati addetti di un supermercato, mi mettono malinconia, ma per lei ho fatto un'eccezione. Un volto amico è sempre bello da ritrovare. Quello che mi ha colpito di lei è questa semplicità e questa sintonia immediata che riesce a instaurare nei rapporti con le persone, tutto all'insegna di una gentilezza che poche volte ho incontrato nella vita. La Signora Agnieszka scruta i clienti senza mai apparire inopportuna come se nelle sue iridi ci sia un alone di serenità in grado di mettere a proprio agio tutti, non solo me a quanto pare. Uno sguardo come quello di questa signora ha del sorprendente: mi chiedo da dove provengano certi prodigi della natura. Chissà, forse certe combinazioni sono proprie delle persone che hanno vissuto per tanti anni in certe condizioni. Insomma, la Signora Agnieszka dà l'impressione di non essersela passata benissimo nella sua vita, ha tutta l'aria di essere una di quelle persone che ha dovuto rimboccarsi le maniche presto e sgomitare parecchio per tirare avanti.  Nonostante tutto ha preservato quel non so che di innocente e puro. Sono certo che tanta gente va al supermercato dove lavora per lei, deve essere una vera festa pagare una signora tanto gaia e amichevole.
Ci sarebbero tante altre cose che vorrei raccontarvi di questa città per me magica e assolutamente interessante da vivere. Non tarderò a farmi vivo, promesso!

Vi abbraccio tutti!!!

Niccolò

26 apr 2015

Prince Johnny - Prima di partire


Non è che ami il silenzio, ma certe volte diventa una necessità. Forse sto esagerando, ma sto per andare in un luogo dove qualunque cosa non sarà la stessa: la gente, gli edifici, le atmosfere, la luce del sole, le relazioni sociali, l'istruzione, il tempo, lo spazio, la musica, la storia.
Così gli ultimi giorni ho voglia di restare un po' a casa e passare del tempo con tutto quello che ha reso possibile la mia personalità. La mia famiglia, i miei amici, quelle persone che conosco di vista ma alle quali non rivolgo neppure un saluto, i luoghi dove giocavo da bambino. Ho bisogno di respirare tutto questo. Forse un po' mi mancherà. Forse no. Avrò dieci mesi davanti a me per capirlo.

Come sarà la mia vita tra qualche settimana? Forse più avventurosa, piena di sfide e di cose delle quali non vorrò preoccuparmi, tipo l'inglese che mi sono messo a studiare da quando Varsavia è comparsa all'orizzonte. Non ho mai avuto un buon rapporto con certi suoni. Quando sento quello stridere di voci da oche nei telefilm americani, che guardo con i sottotitoli per imparare qualcosa, mi viene l'orticaria. 

Oh, really?
How come?

Però a poco a poco questa lingua me la sto facendo piacere, se non altro la uso anche per cose che mi piacciono. Per la prima volta comincio a capire qualcosa di Leonard Cohen, almeno con vocabolario alla mano. Ne ho appena comprato uno nuovo di zecca, lo porterò con me perché non si sa mai.  Faccio ancora molta fatica a parlare però, per formulare una frase decente ci impiego mezz'ora, il lessico mi muore sulla punta della lingua e quei poveracci che mi aiutano nella conversazione dicono che voglio fare troppo il perfettino, che devo usare un linguaggio più essenziale. Mi sembra una cosa tanto strana, quasi come se dovessi abituarmi ad essere un'altra persona.


24 feb 2015

Mi hanno preso!


Evvai, si parte, yuhuuuuuuuuuu!!! Non ci credo ancora, mi sembra un sogno! Stamattina ci hanno comunicato dall'università che erano uscite le graduatorie. Avendo una media dei voti alta, mi sono piazzato in una posizione più che favorevole e così ho potuto scegliere una buona meta. Signori e Signore, è con immenso piacere che vi annuncio che vado a Varsavia! Gli altri posti a disposizione erano Siviglia, Graz, Oporto e Bratislava, ma alla fine ho optato per la capitale polacca perché a pelle ha una storia molto interessante che potrebbe tornarmi utile per gli studi futuri.
Dunque resterò in Polonia per 5 mesi con la possibilità di estendere la mia esperienza di studio (a mie spese ovviamente... in Italia quando mai?). Che dire? Non sto nella pelle, non vedo l'ora di cominciare anche se ci vorrà un po' prima di intraprendere questa nuova avventura. Ho sentito un po' di gente che fuori c'è stata, mi hanno detto che le cose dopo l'Erasmus cambiano radicalmente. Non so se ho bisogno di cambiamenti radicali nella mia vita, ma di certo accoglierò tutto come un nuovo stimolo. Se ne parla a Settembre comunque, tranquilli, per un po' di mesi mi avrete ancora tra le scatole! Ovviamente vi racconterò tutto tutto tutto quello che farò! ;)
Adesso però mi devo concentrare sullo studio. Sono messo veramente, ma veramente male con l'inglese e ho alcuni mesi per cercare di rendermi presentabile altrimenti non combinerò proprio niente. Questione di vita o di morte! Forza Johnny, ce la puoi fare, anzi ce la devi fare! Un'altra cosa che ho messo sulla lista delle cose da fare è una seria ricerca sulla Polonia, sulla sua storia e il suo passato comunista, un tema a me caro che sicuramente a voi frantumerà gli zebedei. Quante cose devo fare, quante magnifiche avventure mi aspettano. Che bello, sono veramente contento di questa opportunità! :) :) :)


Commento 1: Kimika
Sono veramente felice per te, Prince. Poi ti vengo a trovare!
Risposta 1: Prince Johnny
Vieni Kimika, ti aspetto :D

Commento 2: Sandokan
Che bello dai, il figlio di un mio caro amico è stato a Dublino e mi ha raccontato tante cose interessanti. Ah beata gioventù! :)
Risposta 1: Prince Johnny
Anch'io vi racconterò tante cose belle, ne sono sicuro!
Risposta 2: Sandokan
So che non ci deluderai ;)

Commento 3: Il Marchese
E mi raccomando con le polacche, quelle so tipe toste! Anzi se t'avanza quarcosa, o sai che er Marchese nun disdegna mai gnente! ;D
Risposta 1: Prince Johnny
E te pareva, sempre là vai a finire, sempre là! XD
Risposta 2: Il Marchese
Ma certo che se finisce là. Tutto comincia pe' quello, artro che inglese, comunismo e robba simile!
Risposta 3: Prince Johnny
Ma scusa, le cose non possono andare di pari passo?
Risposta 4: Il Marchese
'A regazzì, e damme retta, appena tocchi 'a fregna tutto passa 'n secondo piano. Aò me che te devo spiega tutto? :D
Risposta 5: Prince Johnny
No, se è per questo spieghi anche troppe cose :D
Risposta 6: Il Marchese
Sai che so' un tipo premuroso io ;) Poi se fiuto l'ormone femminile che t'o dico affà?
Risposta 7: Prince Johnny
Sior Marchese, mi mandi il suo CV allora, vedremo cosa possiamo fare per Lei...
Risposta 8: Il Marchese
Ma cv de che, tu me devi dì solo se ce sta!
Risposta 9: Prince Johnny
Ce ne stanno tante Marchè, non so se ci stanno con te :P
Risposta 10: Il Marchese
Vengo, a prendo cor Lambrettino de mi nonno, ce piazzo er matarazzo e te faccio vedè io se nun ce stanno :D

Commento 4: SemplicementeIo
Bravo, sono certa che ne sentiremo delle belle!
Risposta 1: Prince Johnny
Ci puoi giurare!!!

Commento 5: pecoranera
Bello di zia, mi raccomando non fare danni!
Risposta 1: Prince Johnny
Zia, ma se non faccio qualche danno che ci vado a fare fuori? Se vuoi per tranquillizzarti mi porto il Marchese! :)
Risposta 2: pecoranera
Ecco, adesso il disastro è assicurato!
Risposta 3: Il Marchese
E pe fforza, so na garanzia! Mica pizza e fichi qua, anvedi sta burina! :D

Commento 6: Dolly
Ecco le polacche! Stai attento...
Risposta 1: Prince Johnny
Perché?
Risposta 2: pecoranera
Dolly, secondo me sono le polacche che devono stare attente a lui hahahah!
Risposta 3: Prince Johnny
Ma no, prenderemo le nostre precauzioni e che diamine! :D
Risposta 4: Dolly
Vedo che parti già con lo spirito giusto :P
Risposta 5: Prince Johnny
E pensa che non sono ancora partito!!! XD

Commento 7: Ransie
Allora te ne vai? Dai, che bello, sono sicura che ti divertirai un sacco... però, mi raccomando torna, sta casa aspetta a te!
Risposta 1: Prince Johnny
Ma certo che tornerò, polacche o non polacche :D
Risposta 2: Ransie
Di polacche se ne trovano molte anche qui del resto, non hai bisogno di andare in Polonia :P
Risposta 3: Prince Johnny
Hahahaha ha ragione! :*

Commento 8: Res Extensa
Bravo ragazzo, le polacche faranno da grande stimolo per la conoscenza!
Risposta 1: Prince Johnny
Anche tu adesso ti ci metti? ^^
Risposta 2: Il Marchese
'A Resse, vedo che semo d'accordo pe na vorta!
Risposta 3: Res Extensa
Be' la vita non aspetta mica :)

Commento 9: Astroboy
Buon viaggio allora!
Risposta 1: Prince Johnny
Grazie mille!!!

Commento 10: Kata
Ciao! E' la prima volta che vado qui. Sono Kata e sono ungherese, attualmente studio in Roma e faccio l'Erasmus in questo bellissimo paese. Amo molto l'Italia, i monumenti e la musica. Ho scritto un blog per praticare la lingua italiana. Sono in Italia da un anno circa. Sarò curiosa di leggere le tue storie dalla Polonia! Vai sul mio blog qualche volta, io ti aspetto!
Risposta 1: Prince Johnny
Ciao Kata, benvenuta sul mio blog! Ma certo che passo da te, sono sicuro che sarà interessante leggerti! Come va a Roma, ti piace quello che stai facendo?
Risposta 2: Kata
Certamente, Roma è una città molto grande e molto interessante. Ho voluto venire qui da tanto tempo perché quando sono stata bambina abbiamo visitato la città con la mia famiglia e così quando c'è stata l'occasione dell'Erasmus ho pensato che era bene venire qui. Ho amato Roma dal primo momento che ho visto questa città, sono felice di essere qui.
Risposta 3: Prince Johnny
Che bello, mi fa piacere sentire il tuo entusiasmo, sono sicuro che mi insegnerai tante cose sull'Erasmus. A presto! ;)